Self talking: parlare da soli non è sinonimo di follia

Parlare da soli non è sinonimo di follia. Spesso capita che ci troviamo a parlare, esprimere ad alta voce i nostri pensieri senza che ci sia effettivamente qualcuno ad ascoltarci. Si può parlare a sé stessi usando il pronome in prima persona “Io”, o come se ci fosse un interlocutore, usando quindi il pronome in seconda persona “tu”.

L’uso del self talking, ovvero il linguaggio utilizzato per rivolgersi a sé stessi, influenza il modo in cui le persone pensano, sentono e si comportano.

Alcuni psicologi dell’Università Wisconsin-Madison hanno dimostrato che il self talking promuove il funzionamento cognitivo. Ad esempio nel loro esperimento hanno utilizzato un esercizio di memoria di immagini, chiedendo a 20 soggetti di ricordare un oggetto visto precedentemente. La metà di loro doveva svolgere questo compito senza parlare mentre all’altra metà dei soggetti era consentito usare il linguaggio per aiutarsi a memorizzare i nomi degli oggetti.

I risultati sono molto interessanti perché le persone che potevano parlare erano in grado di rispondere molto più velocemente, per l’esattezza le loro risposte erano a 0,1 secondi contro i 1,2 o 2 secondi dell’altro gruppo.

Il linguaggio utilizzato non per comunicare con gli altri ma rivolto a noi stessi supporta il nostro pensiero e migliora le nostre capacità cognitive.

Usiamo il self talking anche per motivarci, lo dimostrano alcuni psicologi dell’Università dell’Illinois. Le persone che hanno svolto il compito richiesto parlando ad alta voce con loro stessi ottenevano innanzitutto un migliore risultato ma soprattutto dichiaravano di sentirsi maggiormente soddisfatti. Questo era particolarmente evidente nel caso in cui il self talking era in seconda persona (“tu”) rispetto invece alla prima persona (“io”): acquistiamo maggiore fiducia e sicurezza non tanto quando ci diciamo “ce la farò”, ma piuttosto quando simuliamo che qualcun altro ci dica “ce la farai”.

Il self talking in seconda persona è correlato anche alla diminuzione dello stress, come dimostra un gruppo di psicologi dell’Università del Michigan. I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di scrivere un discorso da fare in un colloquio di assunzione. Metà dei partecipanti mentre si preparava doveva parlare con sé stesso in prima persona (“Devo iniziare il discorso dicendo…”), l’altra metà invece in seconda persona (“Devi iniziare il discorso dicendo…”).

I risultati confermano che i partecipanti del secondo gruppo erano riusciti a preparare dei discorsi migliori e più efficaci, ma soprattutto avevano riportato minore stress e nervosismo durante il colloquio di assunzione.

È probabile secondo questi autori che quando parliamo a noi stessi fingendo di essere qualcun altro, da un lato ci sentiamo più sicuri e fiduciosi, rievocando il supporto che effettivamente abbiamo ricevuto in passato da altre persone che non sono con noi in quel momento, dall’altro lato davanti a un problema riusciamo ad assumere una prospettiva differente e più distante che ci aiuta a valutare meglio la situazione.

Leggi gli articoli, in lingua inglese, pubblicati su Wiley Online Library, Psychology Press, Journal of Personality and Social Psychology.

 

Photo credit: andreromitelli2 via Foter.com / CC BY-SA

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